venerdì, 16 giugno 2006 @ 21:29

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Da dove iniziare, per svoglere questo gommitolo tutto annodato che è la mia vita? Da dove inziare, per spiegare gli eventi, le sensazioni, le tappe ad una ad una, senza che la lana si ingarbugli, senza che scivoli dalle mani e si metta a rotolare per terra, per poi incontrare un muro e fermarsi?
Non ne ho idea, mi infastidisce questa confusione, odio non riuscire a spiegare, non poter raccontare, non essere capita.
Il viaggio è finito, le persone che mi hanno accompagnato in questi cinque anni di liceo sono ancora a fianco a me per la maggior parte, qualcuno ha pianto di nostalgia, qualcuno ha paura e prega in un 60 stiracchiato, qualcuno invece l'ho perso per strada un pò di tempo fa, e qualcuno continua ad ascoltarmi e a capirmi nonostante tutto.
Il viaggio è finito ed ora devo preparare le valigie per uscire di scena nel migliore dei modi, sarebbe a dire un bel voto d'esame, che i crediti ci sono le potenzialità pure ma forse manca la lucidità e la concentrazione.
Non so, vivo in un mondo tutto mio, fatto di orari sballati, libri e tesine, gruppi studio che naufragano nella più oziosa nullafacenza, poca voglia di uscire e condurre vita mondana.
Non rimpiango il mare, non rimpiango le uscite notturne fino a tarda ora. Forse quest'esame è la scusa per rinchiudermi nel mio guscio, senza apatia e depressione però. Trovo sempre spazio per le uscite coi compagni, sarà che sento che il tempo stringe, e allora ieri alla pizzata siamo stati splendidi tutti quanti, con quello spumante e AD MAIORA VALETE scritto su quella torta, che solo una professoressa come lei poteva fare.
Poi gli eventi che mi sconquassano la mente ci sono sempre, e il cuore che fa patratrac pure ma tant'è, ci sono così abituata ormai.
Ho solo voglia di valere ora. E poi insomma, il guscio si schiuderà, stiamo parlando di un raccogliemento di tutte le forze per esplodere tutte insieme, come il caricamento prima di un salto, come una palla che viene spinta forte per rimbalzare di più. Si parla del mio destino qui, e io voglio arrivare in alto.

Albascura


fanne quel che vuoi, di noi, me l'hai insegnato tu

sabato, 20 maggio 2006 @ 16:21

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E ti sto un pò trascurando, blog, a quasi un anno dalla tua apertura, e scusa sai, ma ho la mente chissà dove, blog.
Ho la mente proiettata in avanti, proiettata a quest'estate, alla Spagna e alla ricerca della casa, a Bologna e agli esami di semiotica e linguaggi musicali giovanili -o com'è che si chiamava quell'esame- ho la mente proiettata alla festa post diploma e all'urlo che getterò fuori da scuola subito dopo l'orale.
Ho la mente sopita da tutto questo caldo, da tutte queste lezioni che ora più che mai trovo vuote e false, e inutili, e noiose, e spiegate da professorini mediocri in preda a nevrosi di cui riderò fra due mesetti, eccome se riderò.
Il clima è quindi questo, stringi denti e vai avanti, vai avanti che manca poco, come quando l'allenatore continua a farmi giocare col ginocchio che va per i fatti suoi, corri e salta che ci servi.
Corri senza fermarti e magari accellera un pò, solo che la strada è ora più che mai in salita, ora che sta finendo tutto sembra difficilissimo e la voglia sarebbe quella di lasciare tutto al caso.
Ma c'è una nuova città che mi aspetta e una nuova vita, e chissà chissà se veramente l'ho idealizzata troppo o se veramente sarà così, ma io vivo nel futuro, un pò come i pre-cog di Minority Report, solo che le mie non sono previsioni ma solo speranze, e il presente è in funzione di esso, e se non fosse così sarei già sprofondata da tanto, perchè questo presente ha la possibilità di farlo. Ma c'è il futuro, c'è il futuro, e questo futuro verrà a settembre, o forse prima, e l'attesa è pochissima.
E c'è anche la soddisfazione di aver finalmente deciso, e di non avere esitazioni, dopo tanto tempo e dopo tante incertezze e crisi e dopo il non voler crescere, dopo la convinzione assurda che la mia vita sarebbe stata sempre la stessa, che la scossa non sarei mai riuscita a darla e che non avrei mai avuto il coraggio di lasciare tutto e riniziare da capo.

E invece, io parto, io parto, io vado via, scappo da questo mondo ovattato e ottuso, vado via e questo non faccio altro che ripetermelo perchè la prima a non avere fiducia in me sono sempre stata io, perchè pensavo veramente di non essere in grado. E invece, guarda qui cara Laura di cinque mesi fa, ce l'ho fatta.

Albascura


fanne quel che vuoi, di noi, me l'hai insegnato tu

lunedì, 08 maggio 2006 @ 19:24

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I piedi nudi toccavano il pavimento ghiacciato, ed era una prima grande forma di sollievo al caldo afoso di quelle notti estive.

Sgattaiolavo giù per le scale attenta a non fare troppo rumore, e il vestitino o la magliettona che indossavo per dormire erano rigorosamente chiari, o forse risultavano chiari dal contrasto con le mie gambe abbronzate.

Percorrevo al buio l’andito lunghissimo, toccavo il muro per orientarmi, e arrivavo a destinazione.

Questo lo capivo dall’odore.

Forte, acre, vecchio: si insinuava nelle narici fino ad arrivare al cervello, impresso nell’aria, nei mobili, in quel momento anche sulla mia pelle.

Cercavo tra gli scaffali la torcia di mio padre, quella che usava durante i black out e quella con cui giocava a fare le ombre cinesi per farmi ridere.

Bastava premere quel piccolo bottoncino e di fronte a me prendeva forma un mondo nuovo che cercavo di capire attraverso quei primi approcci notturni.

Avveniva sempre tra l’una e le due.

In estate non riuscivo mai a dormire come gli altri bambini.
”Mamma e papà si arrabbieranno”  pensavo.  In realtà sarebbero stati ben fieri di vedermi così curiosa, nonostante l’orario.

Non so con che criterio scegliessi: forse il colore, il titolo più o meno lungo, forse iniziavo a leggere qualcosa del riassunto e aspettavo che mi colpisse.

Ne prendevo due o tre da portare in camera.

Ripercorrevo l’andito al contrario, soddisfatta della “missione riuscita”, appesantita da quei mattoncini rettangolari che tenevo in mano.

In cameretta, avevo una lampada di topolino.

La forma della testa e delle orecchie era proiettata sulle pagine che sfogliavo piano, forse senza neanche capire cosa stessi leggendo.

Mi affascinavano particolarmente quelle ruvide, grosse, ingiallite, quelle con odore di vecchio.
Immaginavo mia madre, giovane, universitaria, che leggeva.

Immaginavo mio padre, giovane, sul ponte di una nave, dopo quattro mesi di navigazione, che leggeva quello stesso libro.

I libri che non avevano odore non mi piacevano: non avevano personalità.

Una notte ho iniziato a leggere di corride, toreri, una strana donna un po’ troppo audace, Pamplona – e oddio sapevo cos’era! Sapevo dov’era! – e uomini sempre attaccati ai sigari.

Fu così che a  9 anni conobbi Hemingway, e senza capire profondamente Fiesta, iniziai però a capire perché certi nomi erano così famosi.

E perché sentivo quella botta di adrenalina quando premevo il bottoncino della torcia che illuminava l’immensa libreria dello studio di mia madre.

Albascura


fanne quel che vuoi, di noi, me l'hai insegnato tu

lunedì, 01 maggio 2006 @ 21:37

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Dici che i tuoi fiori
si sono rovinati
non hai abilità
questa nazione è brutta
ti fa sentire asciutta
senza volontà
e gioca a fare Dio
manipolando il tuo DNA
così se vuoi cambiare
invece resti uguale
per l'eternità

ma non c'è niente
che sia per sempre
perciò se è da un po'
che stai così male
il tuo diploma in fallimento
è una laurea per reagire

puoi finger bene
ma so che hai fame

tutto è efficacia
e razionalità
niente può stupire
e non è certo il tempo
quello che ti invecchia
e ti fa morire
ma tu rifiuti di ascoltare
ogni segnale che ti può cambiare
perchè ti fa paura
quello che succederà
se poi ti senti uguale

ma non c'è niente
che sia per sempre
perciò se è da un po'
che stai così male
il tuo diploma in fallimento
è una laurea per reagire

sai finger bene
ma so che hai fame

non è niente
non è per sempre
è troppo ormai
che stai così male

il tuo diploma in fallimento
è una laurea per reagire
non è niente
non è per sempre
 
 
Era da tanto che non la ascoltavo, ma volente o nolente resta sempre la mia canzone.
La canzone che canticchiavo a novembre in classe e mi ostinavo a far ascoltare a tutti, tanto che qualche mese dopo mi trovavo a leggere bigliettini dei miei compagni che tentavano di riportarne i versi, e anche con qualche strafalcione, mi facevano sorridere, perchè non sapevano manco chi fossero gli afterhours però avevano cercato di imparare il testo per scrivermelo in pezzi di carta a quadretti, e farmi sorridere alle ore di fisica.
La canzone dalla quale rubacchiavo parole per esprimere il mio stato d'animo a chi mi chiedeva cosa avessi, che niente avrebbe potuto descrivelo meglio.
La canzone che era mia si, ma che dedicavo alla mia amica per quel "diploma in fallimento" e per quella "laurea per reagire", che credo abbia conseguito ormai col massimo dei voti.
La canzone che mi straziava perchè sottolineava quel senso di inappagatezza e inadeguatezza, quel senso di soffocamento,  quella nazione brutta che ti fa sentire asciutta, che mi sbatteva in faccia che decantavo tanto la mia voglia di cambiare ma poi avevo paura delle conseguenze se non ci fossi riuscita.
Ma anche la canzone che mi sollevava un pò, perchè niente è per sempre e neanche quell'apnea in cui mi trovavo. E si, aveva ragione.
In fin dei conti la laurea per reagire l'ho presa anche io, e il diploma non è in fallimento ma in avvicinamento, e lo attendo ansiosa perchè ho di nuovo voglia di cambiare, stavolta senza paura di non riuscirci o di sprofondare. Niente è per sempre, e se a novembre la leggevo con gli occhi lucidi e la testa bassa, ora la leggo con tanto ottimismo e se riesco a trarre buoni propositi anche da questa canzone devo complimentarmi solo con me stessa.
Quindi ora andrò ad ascoltare Graham Coxon e a saltellare per la casa, che una giornata storta come quella di oggi non è una tragedia.

Albascura


fanne quel che vuoi, di noi, me l'hai insegnato tu

mercoledì, 26 aprile 2006 @ 21:20

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On Air: The Pixies - Hey

Sono giorni strani, questi. 
Giorni di occhi socchiusi e gonfi per la sonnolenza primaverile, giorni di cielo chiuso e grigio e aria calda e afosa, giorni di attese vane, di scarsi stimoli, di oppressione all'interno di un edificio che tra due mesi o poco più abbandonerò, per sempre.
Mi ha fatto tanta paura pensare a questo momento.
Però, sarà che l'aria pura che avevo a disposizione l'ho respirata tutta e ora si va avanti annaspando, sarà che ho tanta voglia di novità e di scoprire un mondo un pò diverso, sarà che rivedo il recinto attorno a me, ho voglia che finisca tutto.
Ho voglia di andare via, di avventurarmi in nuovi ambienti con nuove facce e riniziare tutto da capo. Anche da sola, pazienza.
Sto decidendo di partire.
Sono giorni strani, e io mi sento esterna a tutto, sto viveno al di fuori, non so neanche dove, non so che mondo parallelo mi sono costruita.
Sono giorni strani, non lo so.

Albascura


fanne quel che vuoi, di noi, me l'hai insegnato tu

martedì, 18 aprile 2006 @ 13:03

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è un periodo questo in cui le parole mi vanno strette. Non mi era mai capitato, è sempre stato il contrario...gli avvenimenti, i posti, le persone, i gesti, i sentimenti, venivano sempre surclassati da un fiume di parole accostate più o meno coerentemente, venivano distorti da catene di immagini che io ricreavo a mio piacere. Ma stavolta c'è un qualcosa di base che mi impedisce di farlo. Ho le orecchie piene di musica, ed è una musica che fa da sottofondo a molto altro, fa da colonna sonora a sensazioni, gesti, voci, corse e orari incastrati, fa da sottofondo ai dubbi e ai sorrisi, alle paure e alla gioia. In questo periodo della mia vita le protagoniste non sono più le parole. Per la prima volta forse, per la prima volta passano in secondo piano, per la prima volta non sento il bisogno soffocante di mettere tutto per iscritto, di distorcere un pò la realtà con la fantasia. Per la prima volta voglio tenere in mente una fotografia vivida e realista di questo momento, così com'è, una pura istantanea.

Albascura


fanne quel che vuoi, di noi, me l'hai insegnato tu

martedì, 04 aprile 2006 @ 17:46

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E poi il ritorno è sempre così, di quelli che ci stai sotto perchè il posto in cui abiti fa veramente schifo e cinque giorni sono veramente pochi, che ti eri appena ambientata e hai subito dovuto rifare le valigie. Cinque giorni sono stati pochi ma sono stati intensissimi.
Praga è oro, avevano ragione. Praga è il tempo incerto, che c'è un sole caldissimo e due secondi dopo inizia a grandinare, Praga è un vicolo pieno di negozietti tipici in cui perdersi, è una metropoli con un cuore anni '20, è la metropolitana con le pareti colorate e futuristiche, è una musica nostalgica suonata da un complessino sotto una statua, Praga è Kafka e Mozart, è un gruppo di Hare Krishna che anima la piazza all'improvviso, è perdersi nel quartiere ebraico e imbucarsi in qualche pasticceria ad assaggiare strani biscotti, Praga sono le ragazze stupende e altissime che ti passano affianco facendoti sentire un tappo, sono i ragazzi con la chitarra sulle spalle e le cuffie nelle orecchie, Praga è storia, è piazza S.Venceslao con i suoi avvenimenti tragici, Praga è fredda, ma di un freddo che non disturba, Praga sono i ponti, i mulini, la Moldava da fotografare in ogni momento, Praga sono le terrazze, è il quartiere del castello in cui restare incantati, Praga è una cattedrale gotica che ti fa spalancare la bocca, Praga è un negozio di marionette e cristalli di boemia con una vecchia signora che non capisce l'inglese, Praga è il Ponte Carlo da percorrere migliaia di volte, sono i mulini da fotografare, gli artisti di strada dai quali farsi dipingere. E la mia Praga è stata molto di più: sono state le corse per arrivare in orario, le camere piene di gente prima di uscire, il rum bevuto liscio per scommessa, è stata la convivenza già sperimentata altre mille volte con Fra, le ore di sonno ridotte al minimo, gli after, è stato l'Hard Rock animato da noi, sono stati i locali stracolmi di italiani, le passeggiate per il quartiere piccolo con l'iPod nelle orecchie, è stato ballare i Modena in mezzo alla strada, è stata la ripresa di oltre due ore, i giochini stupidi con un inglese stupendo, è stato il ragazzo della reception con cui ho fatto figure di merda assurde, fare da navigatore per tutti, spiccicare l'inglese con chiunque, sono stati i litigi poi chiariti, il pianto dell'ultima notte, sono stati i momenti affettuosi e quella camminata che ci siamo fatti all'una di notte per quella via lunghissima prendendoci a urla, è stata la bekerovka squisita, e la prof che se ne faceva le scorte, è stato il KFC e il Mc Donald's con i panini chimici, le zuppette di cipolle in albergo, la colazione schifosa, il gulash che si era buono ma un pò troppo piccante, le pizze col formaggio sintetico sopra, è stata i finestrini del pullman attraverso i quali darle una prima occhiata tutti bagnati, e vedere sfilare sotto gli occhi da Praga 6 a Praga 1, le canzoni anni '80 e i cocktails a 2 euro, cercare di imporre alla mia pronuncia italianissima che la D era la Z e che tutti quegli accenti strani andavano rispettati, le figure di merda clamorose con quelli che capivano l'italiano, è stato il duplex, sono stati i travestimenti in camera, e cambiare i soldi e fare sempre da interprete, le foto con l'autoscatto e ammazzarci di lividi, sono state le chiavi magnetiche perse in numero di una al giorno, ed è stato l'albergo pieno di altre scuole, e fare l'entrata alla Charlie's angels nella camera sbagliata, e conoscere con un'ulteriore figura di merda i bolognesi, e i taxi che correvano troppo però erano economici, le camminate sotto la pioggia e le magliette dell'hard rock troppo piccole, e le nottate a base di nutella e le lotte per l'ultimo cucchiaino e cercare di masticare qualche parola in una lingua impossibile, e passare la serata con Edo in giro sul Ponte Carlo, e farsi consigliare gli orecchini e respirare quell'aria così buona genuina e allegra, e sentire scivolare il tempo senza preoccupazioni....e miriadi di immagini che ora sono sfocate ma che poche parole riescono a far riaffiorare.
E tutto questo è scivolato tra le dita in cinque giorni neanche tutti interi, è scivolato e come un sogno non so più se l'ho vissuto davvero, perchè l'atmosfera era troppo surreale e io ero così leggera che neanche i litigi hanno rovinato quella dimensione sospesa, tutto questo è già finito ma non finirà mai, perchè continuiamo a vederci ogni giorno e le sensazioni riaffiorano, e Praga è ancora li che mi aspetta, con la sua lingua ostica, con la sua architettura da favola e con i vicoli in cui perdersi.

Albascura


fanne quel che vuoi, di noi, me l'hai insegnato tu

lunedì, 27 marzo 2006 @ 19:21

commenti (6)

Domani a quest'ora starò vagando per qualche vicolo della città d'oro, domani a quest'ora avrò il naso per aria ad ammirare il quartiere piccolo, domani a quest'ora starò cercando di decifrare qualche cartello scritto in ceco, e cercherò di pronunciare la Z come J e la C come Z...domani a quest'ora e per tutti i giorni seguenti avrò un sorriso stampato in faccia che niente potrà rovinare, domani fino a sabato sarò in quella dimensione sospesa tipica dei viaggi, quando tutto è nuovo, tutto è stupendo e anche un brodino rifilato a pranzo ti fa sorridere. Domani, con iPod nelle orecchie, guarderò si dal finestrino di un pullman, ma vedrò scenari mai visti prima e che resteranno dentro di me per sempre. E so già che al ritorno avrò il magone, so già che balbetterò nostalgica quanto è stato bello questo viaggio. Perchè è la gita di quinta, perchè è l'ultima che faremo tutti insieme, perchè è l'ultimo viaggio da adolescente, perchè ho sempre adorato i paesi dell'Est e perchè solo preparare la valigia mi da felicità.

A presto, parto a Praga.

Albascura


fanne quel che vuoi, di noi, me l'hai insegnato tu

lunedì, 20 marzo 2006 @ 20:18

commenti (6)

On air: The Smiths - This Charming Man
è matematico. Quando Laura riesce a fare un template favoloso (a suo parere) e ci spende un intero pomeriggio di mal di testa e codice fitto fitto, quando Laura scatta una bella foto e poi la modifica con Photoshop ed esce proprio una bella composizione, e quando ci appiccica il testo di una canzone che adora (vedi Shine on you crazy diamond - Pink floyd), splinder manda a puttane tutto. -________- è un teorema, è inversamente proporzionale: più il template è bello, meno saranno le possibilità che splinder lo metta on line. (che brutta espressione mettere on line, però al momento non me ne viene un'altra, il cervello è spento) E vabbè. Ma splinder in fondo in fondo mi ama, io lo so.
Intanto, cerco preventivi per Barcellona o Parigi, mi drogo di musica anni 80, mi faccio abbracciare da lui (di nuovooo? oddiooo allora sei proprio stupida u_u si si, però è così, si fa pace ogni tanto) conto meno sette giorni a Praga, mi addormento alle due e poi non riesco ad alzarmi facendo saltare nervi vene e corde vocali a mia madre che urla tutta la mattina, studio un'ora prima dell'interrogazione (e vado pure volontaria) e prendo sette (queste si che sono soddisfazioni), smetto il mio colmar perchè si suda. Si, si suda.
I sintomi ci sono tutti: cielo azzurro azzurro, sole alto e caldo, pochissimo vento, la ricreazione in cortile solo col felpotto, e le passeggiate in spiaggia. Primavera, benvenuta!
Dunque dicevo, le passeggiate in spiaggia. Io, lei, un gelato che fa molto "stavamo aspettando giornate così da mesi", la mia macchina, un certo senso di colpa per non aver neanche toccato i cinque capitoli di geografia astronomica per domani, che svanisce non appena mi sporco le all star di sabbia e tocco l'acqua. Le nostre rocce, le gambe a penzoloni, il tramonto da paura (sembiamo due piccioncine), e le millanta (come dice il buon Guccini) foto che lo scenario si merita. Qualche schizzo ed è già buio, andare via un pò più complete e consapevoli che l'inverno forse è davvero finito. Non disperate: uno dei miei classici e noiosissimi resoconti delle cose appena finite (vacanze, stagioni, settimane, anni...ecc ecc) arriverà a breve perchè beh, un inverno così mica posso trascurarlo. Ora però il cervello è spento come ho detto prima, il senso di colpa è tornato a farsi sentire quindi mi avventuro a consumare evidenziatori su sismi e vulcani, però prima c'è la pizza fumante che mi chiama.

Albascura


fanne quel che vuoi, di noi, me l'hai insegnato tu

mercoledì, 15 marzo 2006 @ 14:06

commenti (8)

Le mie scommesse mentali portano davvero bene. è da quando sono piccola che vado avanti dicendo "se ora succede questo, allora quest'altro mi andrà benissimo", senza crederci logicamente. E così, stamattina, mentre affondavo ancora con gli occhi chiusi il cucchiaio nella tazza strabordante di choco pop's e guardavo sonnecchiante rock tv, che passava video decisamente poco convincenti, ho pensato: "se ora passano un video che adoro allora dopo sarò promossa". Ed eccoli lì, i Cure, Lullaby. è un video che passano molto raramente, ed è un video che adoro e che non mi aspettavo. Comunque, non ci credo sul serio a queste cose. Solo che stavolta è successo. Promossa. HO LA PATENTE. E anche se è stato merito del sangue freddo che ho mantenuto (non so come) nonostante l'esaminatore vecchietto e stressante, nonostante il piede sinistro tremasse, nonostante la paura, mi piace pensare che Lullaby e le scomesse mentali da idiota superstiziosa mi hanno aiutato un pò. Sangue freddo e tutto giusto. Ed eccola li, quella piccola tessera rosa che è una grande conquista. Mi piace. E poi da scuola mi fanno sapere che ho preso otto e mezzo in matematica. Ma-te-ma-ti-ca. Mica niente. Analisi. Io ho preso otto e mezzo in un compito di analisi matematica di quinta liceo scientifico. Ok. E poi lui mi manda gli auguri. Ok. E sto saltellando da stamattina e sventolando la mia patente fresca fresca a tutti. E vado a trovare i miei cari amichetti che uscivano prima da scuola. E lui, lui viene e mi abbraccia e parliamo come se niente fosse. E io sono li a raccontargli dell'esame e niente può guastare questa giornata col cielo così blu. Cazzo, sto benissimo. E dire che ieri avrei distrutto tutto....sono stata ripagata, si.

 

 


Albascura


fanne quel che vuoi, di noi, me l'hai insegnato tu